L’irragionevole ragionevolezza della violenza

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La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci”. Diceva bene Isaac Asimov, era lungimirante nel dire queste poche, ma intense parole. Oggi però non la pensiamo più come lui, perché spesso la violenza assume un aspetto differente. Si veste di altri significati, più ricchi, più belli, che hanno coperto le sue meschine spoglie, ingannandoci. La violenza oggi è associata alla forza, che essa sia fisica, psicologica o sociale, poco importa. Violento vuol dire potente, significa sopraffattore, vale a dire che stai agendo bene per te stesso. E in questo mondo così va bene, vuol dire che gli altri ti dovranno guardare con doverosa ammirazione, con timore e ossequioso rispetto.

Sei più forte se picchi una donna, perché lei ti deve rispettare, non deve sfuggire al tuo controllo, solo tu la puoi gestire. Lei senza di te è niente. Senza di te non deve essere. Tu puoi scegliere della sua vita, e se lei non vuole essere tua, allora meglio morta. Picchiala ogni tanto, anzi spesso, così si ricorda chi deve temere, di chi deve aver paura. E bene che abbia quel brivido sulla schiena quando sente i tuoi passi, così ricorderà di dover strisciare ai tuoi piedi.

Sei il più grande, se sfrutti i tuoi dipendenti o chi è a te sottoposto. Che ti importa se le loro condizioni non sono ottime? L’importante è il tuo guadagno, loro e le loro famiglie possono arrangiarsi. Hanno vissuto una vita facendolo, rendendoti ricco, loro sono abituati ad essere schiacciati dal tuo peso, e quando si stancassero, altri per molto meno, prenderebbero il loro posto.

Sei il più furbo se ti approfitti di innocenti che si fidano di te, che affidano a te le loro paure, e tu le usi come ricatto, gliele ritorci contro, li fai sentire deboli, inutili, privi di senso. Non tendi loro la mano da fratello o da sorella. Possono scegliere: o giù nel baratro, o soggiogati alla tua crudeltà. Ma tu sarai scaltro e avrai tratto da loro il possibile e continuerai a farlo, perché mai penseranno di ribellarsi a te che sei diventato il loro ricattatore.

Queste sono solo alcune (troppo poche forse) delle forme di violenza che si possano elencare, ma forse anche le più conosciute. Queste e le altre, tutte indistintamente, fanno paura, perché la violenza appare come un mostro gigantesco, che ci tiene in pieno potere. E invece, aveva ragione Asimov. Chi usa la violenza, la usa perché semplicemente è un incapace. Non è capace di essere uomo o di essere donna. È capace di essere un codardo, uno sfruttatore, un violento… chi è violento non dirà mai cosa c’è che non va, non saprà mai affrontare apertamente, non potrà mai vivere liberamente, perché sarà sempre schiavo delle sue frustrazioni, e troverà una gioia immensa nel tenere sotto scacco, fino a quando lui stesso non verrà mangiato.

Chi usa la violenza per ottenere guadagni, non otterrà mai nulla, perché non comprenderà la gioia nella fatica del conquistare. Non assaporerà mai la meritata vittoria. Si fingerà un vincitore, ma sarà il peggiore tra i perdenti, perché non saprà mai cosa ha a perso, ne tanto meno come fare a raggiungere i suoi obiettivi.

Chi ricatta psicologicamente qualcuno, tenendolo prigioniero delle sue paure e delle sue debolezze, non è furbo, non è astuto. È un ricattatore e un manipolatore, e questo significa che non ha la capacità di instaurare un rapporto paritario con l’altro, perché ha bisogno che l’altro sia mentalmente annientato, privo di speranza e totalmente dipendente da lui. Significa essere privi di qualsiasi spirito di confronto, perché si ha paura di finire schiacciati dall’altro.

Una volta tolti tutti i supplementi inutili, vediamo allora la violenza per quello che è: un ammasso rachitico e sterile di incapacità, che si maschera da quello che non è, semplicemente perché di per sé non ha di meglio da mostrare. E allora importante capire che la vera forza, non sta nella violenza, ma nella capacità di essere aperti, liberi da ogni forma di codardia. Capaci di affrontare gli altri, anche quando questo ci spaventa. Significa, avere la capacità di riconoscere che l’altro non è di mia proprietà, che lui è e ha diritto di essere, indipendentemente da me, e che io sono e mi realizzo, senza la necessaria soggiogazione di nessuno.

Per cui ogni qual volta si fa ricorso alla violenza, o si è spettatori di scenari violenti, bisogna sconfiggerla riconoscendola per quello che è: l’ultimo rifugio di chi ha scelto di vivere da incapace.

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