NON E’ COLPA MIA!

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« Ciao, sono io. Oggi ti scrivo perché ti voglio raccontare una cosa, perché, forse, non sono stata sincera con te fino in fondo.
Ricordi quel dicembre in cui ci siamo conosciuti? Eravamo seduti di fronte, in un pub del centro, e tu non smettevi di sorridermi e guardarmi. Con una gentilezza che pochi hanno, mi hai offerto da bere e mi hai ascoltata. Mi hai chiesto della mia vita, dei miei hobby. Ci siamo scambiati i numeri. Due mesi dopo ci siamo fidanzati e come tutte le coppie avevamo le nostre liti. Con il tempo sei diventato tanto irascibile.
Ricordi quando ho messo quel rossetto rosso e ho dovuto toglierlo prima di uscire perché mi avevi urlato contro “sembri una prostituta!”? Ricordi il giorno in cui un amico ha pubblicato su FB una foto con me, risalente a cinque anni prima e tu ti sei così infuriato da decidere che avrei dovuto darti tutte le mie password?
Poi ci siamo sposati. Le liti sono continuate e sono diventate vere e proprie lotte di potere. Io la tua serva, tu il mio padrone. Sbagliavo tutto con te. Sbagliavo così tanto da non meritare rispetto, da non meritare di essere ascoltata, da non poter più avere un profilo sui social, da non poter vedere le mie amiche, la mia famiglia, da non poter usare un paio di tacchi o una gonna. Non meritavo una carezza, una parola di conforto. Queste cose erano destinate ai momenti in cui ti accorgevi di aver esagerato e mi tranquillizzavi. Ma era sempre la stessa storia… siamo andati avanti così, poi è arrivato il primo schiaffo, sono arrivati i primi pugni, i calci. Tu ti sfogavi sui miei 60kg. Il mio corpo era a pois gialli e neri. Era sanguinante, gonfio e putrido. Ero diventata brutta e iniziavo a perdere peso perché mi sentivo così in colpa che lo stomaco non rispondeva ai comandi. Si era arreso.
E anch’io! Anch’io! Ero stanca, Uomo. Ero stanca di vergognarmi di ME! Avevo paura quando si avvicinava l’ora in cui uscivi da lavoro perché mi chiedevo cosa mi avresti fatto.
La gravidanza non ha attenuato le cose. Mario assisteva a tutto. È cresciuto con le urla spaventate di una madre e non con le ninna nanne. Ricordo quando non riuscivo a prenderlo in braccio per i lividi ancora doloranti.
Mi hai rotto il naso, ma ho detto di essere caduta. Mi hai rotto un piede, ma ho detto di essere caduta.
Mario era cresciuto e tante volte mi aveva pregato di lasciarti ma io pensavo “come faccio se lo lascio? Non ho lavoro. Mario è minorenne. Lui è un dirigente, probabilmente darebbero a lui l’affidamento. E se gli facesse qualcosa? E se invece lo denunciassi ? Mi proteggerebbero? No… perché è solo colpa mia.”

Nostro figlio era in gita. Prima di partire mi aveva chiesto di prendermi cura di me. Quella sera tu l’hai accompagnato alla stazione. Eri nervoso perché qualcuno ti aveva tagliato la strada. Io volevo solo farti calmare e invece…
Schiaffi, pugni. Cado. Calci al ventre. Un vaso rotto in testa. Mi fai rialzare. Ti guardavo. Guardavo la pozza di sangue sotto i miei piedi e i tuoi abiti sporchi.
Dolore.
Tanto dolore.


Una fitta alla schiena, e poi un’altra e un’altra ancora. Una lama gelida mi aveva attraversato il corpo mentre tu, mi insultavi, ancora, ancora ancora.

Ho lottato. Ho lottato per la mia vita, ma io pesavo solo 60kg e tu eri un dirigente palestrato di 98kg per 185 cm.

Dolore.

Tanto dolore.

Dopo un’ora mi sono addormentata.
Mi sono addormentata per sempre.

Ecco, oggi ti scrivo perché oggi so che non era colpa mia. Tu mi hai privato della mia libertà, della mia dignità di persona, di DONNA, di MAMMA. Tu mi hai strappato l’anima. Tu mi hai tolto la vita. Avrei dovuto denunciarti, sai?! Me l’aveva consigliato tante volte la nostra vicina. Mi aveva consigliato un avvocato. Mi aveva messo in contatto con dei centri di aiuto. Mi voleva aiutare, ma io la credevo pazza pensando di essere io la causa di tutto. La causa di tutto eri tu.

La giustizia ha fatto il suo corso. Sei mesi ai domiciliari e ora libero. Non sei un soggetto pericoloso.

Ma che ne sanno loro?! Conoscono forse il dolore che ho provato io ? Conoscono il terrore che ho conosciuto io ?
Non ti libererai di me perché ora, con coraggio, proteggerò il mio Mario. Ora, con coraggio, proverò a dar forza a tutte quelle che come me vivono un incubo.

E voi, ominicchi! Voi che siete fatti non di carne ed ossa, ma di odio, cattiveria e povertà d’animo, marcirete. Non siete uomini. Non siete forti. Non siete potenti.

Uomo era mio padre che le uniche volte in cui usava la forza dinanzi a mia madre , era per aprire le sue conserve o per aiutarla a prendere lo scatolo che conteneva le decorazioni di Natale. Le uniche volte in cui alzava la voce era per cantarle “Tanti Auguri” e quando sentiva qualche strano rumore e preoccupato le correva incontro.
Uomo era mio padre che non era il padrone di mia madre. E mia madre non era la sua serva.
Uomo era mio padre che quando litigava con mia madre, usciva di casa, si faceva un giro e tornava dopo un’ora, con un fiore, un cioccolatino a scusarsi e a darle un bacio.
Uomo era mio padre che guardava e accarezzava mia madre con amore, tenerezza e rispetto.

Tu e quelli come te NON siete uomini. NON è colpa mia. NON è colpa nostra. È colpa della VOSTRA vigliaccheria.

Io l’ho capito solo oggi.

Oggi so che ho vissuto con il mio assassino, l’ho amato, l’ho rispettato.

Ho dormito con il mio assassino poche ore prima che lui facesse dormire me. Per sempre. »

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