Beppe Alfano, il coraggio di un uomo, avvolto dal mistero giudiziario

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Le vittime di mafia sono tante, troppe, e alle volte non sempre tutte vengono ricordate nel modo adeguato. Questo è il caso di Giuseppe Aldo Felice Alfano, che solo di recente lo si sta ponendo in evidenza come una delle figure più importanti che nella recente storia ha voluto combattere la mafia con il pesante colore dell’inchiostro, nero come le vicende di cui si è occupato, e della carta, bianca come la lupara adottata dalla mafia.

Beppe Alfano  nasce a Barcellona Pozzo di Gotto il 4 novembre 1945. Militante nell’MSI, la passione per la politica lo accompagnerà nella sua attività, nella scoperta delle verità. Frequentò la facoltà di economia e commercio, ma dopo la morte del padre abbandonò gli studi universitari, trasferendosi a Cavedine (TN), dove divenne insegnante di educazione tecnica. Tornò nel suo paese natale nel 1976 e qui riuscì a coniugare l’impegno politico nelle fila del MSI e l’attività di insegnamento con la sua passione per il giornalismo. Contrario all’esistenza di un Albo, rifiutò sempre di esserne iscritto (anche se dopo la sua morte venne simbolicamente inserito nell’Albo dei Giornalisti per riconoscere la sua attività giornalistica e il suo sacrificio), pur collaborando con il giornale La Sicilia e con l’emittente Radio Tele Mediterranea. Beppe divenne anche il centro della televisione locale TeleNews, di proprietà di Antonino Mazza, amico d’infanzia assassinato dalla mafia il 30 luglio 1993.

E proprio l’attività giornalistica di Beppe rivolgeva l’attenzione ai mafiosi latitanti e ai politici collusi, denunciando gli abusi della pubblica amministrazione e gli scandali della politica locale, ma soprattutto indagando sulle potenti associazioni massoniche e mafiose operanti a Barcellona Pozzo di Gotto. La sua passione per la ricerca della verità gli è infine costata la vita, come per molti altri scomodi giornalisti che per la sete di giustizia e verità intralciavano le attività mafiose.

In particolare Beppe Alfano ha concentrato le sue inchieste sugli illeciti compiuti nella gestione dell’Aias (l’associazione d’assistenza ai disabili di Milazzo), sulle illegalità nel comune di Barcellona, sulle truffe del settore agrumicolo all’Unione Europea nella provincia di Messina. Inoltre pare che avesse scoperto che il superlatitante Nitto Santapaola, mandante dell’omicidio Fava ed organizzatore anche della strage di via D’Amelio, era nascosto proprio nella sua città, a pochi metri da casa sua.

La notte dell’8 gennaio 1993 intorno alle 22:00,fu ucciso con tre proiettili calibro 22 mentre era fermo alla guida della sua Renault 9 in via Marconi a Barcellona Pozzo di Gotto. Seguirono le perquisizione dell’abitazione di Beppe ad opera di cinquanta agenti, portando via documenti ed effetti personali che non furono mai restituiti né verbalizzati, come la Colt 22 usata per assassinare il giornalista, mai sottoposta a perizia. Nel 1995 seguì un lungo processo, tuttora non concluso, e avvolto quasi dal mistero dell’accaduto e lasciando ancora ignoti i veri mandanti. Forse anche qui Nitto Santapaola potrebbe essere giudizialmente coinvolto, considerando che Beppe Alfano denunciò al pm Olindo Canali la presenza del boss a Barcellona.

E a ventisei anni da quel delitto Beppe Alfano è ricordato anche dall’ex presidente del Senato Pietro Grasso: “Un professore con la passione per il giornalismo che con la sua attività di cronista onesto e attento batté piste oscure. Quelle piste lo portarono a raccontare gli intrecci fra mafia, politica e imprenditoria in una provincia, quella di Messina, che molti ritenevano “babba”, non mafiosa. Beppe Alfano è tra i cronisti uccisi perché cercava la verità. Fu assassinato la notte dell’8 gennaio 1993. Lo ricordo oggi, come spesso faccio anche durante gli incontri con le associazioni e gli studenti, perché non ci siano più altri giornalisti uccisi per il loro lavoro. Perché sia sostenuto e difeso da tutti noi il giornalismo libero, che mette a nudo la corruzione, la criminalità organizzata, gli abusi e le inadempienze delle amministrazioni pubbliche. Facciamolo anche per onorare i tanti, troppi, cronisti uccisi”. 

Non manca inoltre il pensiero del presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia Giulio Francese che, ricordando l’esempio di Alfano, offre una frase di speranza verso tutti coloro che hanno deciso di intraprendere la strada del giornalismo:  “[…]pensiamo ai tanti giornalisti-collaboratori di oggi che si riconoscono nel suo esempio e nel suo rigore e vanno avanti, con passione e dedizione, nonostante siano pagati poco e quando capita, nonostante le minacce e gli insulti via social. […]”

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