Prima i seni sani!

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Nell’immaginario comune, quando parliamo del tumore al seno, immaginiamo nell’immediato una condizione patologica negativa: in realtà con tale termine ci riferiamo sia alle lesioni maligne che a quelle benigne. Quest’ultime in genere non sono dannose e di rado invadono i tessuti circostanti, oltre al fatto che per definizione non danno metastasi, quindi se rimosse chirurgicamente di solito non recidivano. Diverse sono invece le lesioni maligne, in quanto tendono a invadere i tessuti circostanti e a dare metastasi; esse possono portare a morte del soggetto.

Il Carcinoma mammario è uno dei tumori più frequenti nel sesso femminile, colpisce circa 1 donna su 8 nei paesi occidentali ed è la seconda causa di morte per tumore tra il sesso femminile nel mondo. La possibilità di essere affetti da tale patologia aumenta con il progredire dell’età, in particolare vediamo che prima dei 20 anni il rischio è minimo, superata tale età il rischio va aumentando, raggiungendo un picco massimo nel periodo post menopausa.

Gli studi scientifici hanno permesso di identificare dei fattori che con certezza vanno ad influenzare l’insorgenza del carcinoma mammario. Si presta molta attenzione sulla familiarità (ovvero nel caso in cui un parente prossimo sia stato affetto dal carcinoma mammario) o nel caso in cui la donna in precedenza abbia già avuto un carcinoma mammario o endometriale. Altri fattori di rischio sono invece legati a dei fattori ormonali, in particolare si va ad analizzare: tempo di riproduttività più lungo (dato da menarca precoce e menopausa tardiva); nulliparità (assenza di figli); età tarda della prima gravidanza; esposizione ad estrogeni (terapia sostitutiva postmenopausale o uso di contraccettivi orali). In fine vediamo che hanno un ruolo sull’insorgenza del carcinoma anche la assunzione di grassi con la dieta e l’obesità.

Nei primi stadi della patologia i sintomi e segni più comuni sono dolore alla mammella, presenza di una massa palpabile e possibili secrezioni del capezzolo. Essendo però tale sintomatologia aspecifica ciò significa che il riscontro di uno di questi fattori non indica necessariamente la presenza di un tumore, ma solo in basse percentuali il riscontro di tali sintomi sarà legato ad un tumore mammario. Quindi al riscontro di tali sintomi il paziente non dovrà autodiagnosticarsi un cancro al seno, ma deve senza dubbio attenzionare il sintomo e rivolgersi ad un medico, il quale avrà il dovere di analizzare il quadro clinico del paziente nella sua totalità.

Inizialmente abbiamo detto che tale patologia è molto frequente, ma non abbiamo parlato della mortalità. Negli ultimi anni si è prestata molta attenzione al tumore al seno, ciò ha comportato lo sviluppo anche delle tecnologie diagnostiche. Tutto ciò ha portato ovviamente dei risultati positivi che hanno permesso di diminuire la mortalità.

Di fondamentale importanza è diventata la prevenzione secondaria, infatti a partire dai 40 anni viene fatto lo screening al fine di identificare il carcinoma mammario quando è ancora ai primi stadi di sviluppo, sarebbe auspicabile riuscire ad identificarlo quando è ancora un carcinoma in situ (lesione risolvibile con maggiore facilità). Il dovere della paziente ricade proprio a questo punto, ovvero non sottovalutare mai lo screening e sottoporsi ad esso.

E’ mio dovere dire che la medicina non è infallibile, per cui potrebbe anche accadere che delle condizioni dello stesso seno (come le dimensioni e la densità) possano complicare la diagnosi. Per questo deve essere il paziente per primo ad avere una particolare sensibilità e attenzione nei confronti della propria salute, non ci si può limitare solo ad un primo esame e pensare che possiamo abbassare la guardia, ma il paziente dovrà rispettare sempre i vari richiami e le successive visite affrontando lo screening con serietà e senza superficialità.

Di Vincenzo Lo Verso

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