Ciò che queste elezioni politiche tedesche ci consegnano è sicuramente un risultato per certi versi quasi scontato (la quarta affermazione consecutiva per Angela Merkel), dall’altra parte invece ci si trova ad analizzare le sorprese: il crollo dei Socialdemocratici guidati da Martin Schulz e l’affermazione netta  della compagine di destra di Alternative fur Deutschland che entrano per la prima volta in Parlamento divenendo la terza forza politica del Paese.


MERKEL IMMORTALE.
Nonostante anche lei, si pensava potesse essere in grave difficoltà vista l’ondata dei cosiddetti movimenti populisti in Europa, tiene botta e porta a casa il quarto mandato consecutivo da Cancelliere nonostante un forte calo dei consensi in termini di voti assoluti.
La lista centrista che fa capo alla Cancelliera (CDU-CSU) ottiene infatti il 33% dei consensi, circa 15 milioni di voti e 246 seggi in Parlamento.
Il confronto con le scorse politiche del 2013 ci racconta comunque di un calo non indifferente, perdendo infatti l’8,6% dei voti e circa 65 seggi.

 

DISFATTA PER MARTIN SCHULZ E I SOCIALDEMOCRATICI.
Quella che doveva essere una lotta sul filo dei decimi di percentuale tra Martin Schulz e Angela Merkel si è rivelata invece una sonora sconfitta per il centrosinistra tedesco che paga a carissimo prezzo la crisi dei partiti tradizionali.
La lista dell’SPD riesce ad ottenere circa il 20,5%, circa 9 milioni e mezzo di voti e 153 seggi.
Rispetto al 2013 la compagine di centrosinistra perde più del 5% dei voti e circa 45 seggi in Parlamento, facendo registrare in questa tornata elettorale il peggior risultato dal secondo dopoguerra.

 

LA SORPRESA È A DESTRA.
Clamoroso risultato per la lista di destra di Afd che per la prima volta nella sua storia riesce ad entrare al Bundestag sotto la guida della giovane leader Alice Weidel e di Alexander Gauland.
Dopo aver eletto 7 europarlamentari alle scorse europee del 2014, AfD si fa interprete del forte sentimento di protesta che aumenta in molti cittadini tedeschi e per la prima volta irrompe nel Parlamento tedesco ottenendo il 12,6% dei voti e 94 seggi, pescando soprattutto nell’elettorato moderato di Angela Merkel.
Inutile il confronto con il 2013, all’epoca la lista non superò la soglia di sbarramento del 5%.

 

STABILI I LIBERALI, I VERDI E LA SINISTRA.
Tra queste tre liste chi cresce maggiormente rispetto al passato sono i Liberali di FDP che arrivano al 10,7% raddoppiando quasi i voti delle scorse politiche. La sinistra (DieLinke) e i Verdi (Grune) non modificano in maniera particolare le loro percentuali attestandosi intorno al 9%.

 

GLI SCENARI POST-VOTO E LE POSSIBILI COALIZIONI.
Non avendo nessuna delle liste singolarmente raggiunto un percentuale tale da poter garantire la maggioranza in Parlamento, sarà necessario ricorrere, come da tradizione in Germania, alle cosiddette “Larghe Intese” o “Grandi Coalizioni”.
Stavolta però, a differenza degli anni passati non assisteremo alla coalizione classica tra Angela Merkel e i Socialdemocratici, poiché il loro leader Schulz, ha già escluso questa possibilità da tempo.
Potrebbe quindi delinearsi una coalizione inedita tra la lista centrista di Angela Merkel, i Liberali e i Verdi; coalizione questa, che raggiungerebbe così un totale di 393 parlamentari e quindi un’ampia maggioranza.
Ciò che però preoccupa gli addetti ai lavori è la possibile instabilità di governo data dalle differenze di vedute sul programma di governo tra queste tre liste.
Insomma, una bella grana per la Cancelliera, che non può proprio permettersi di presentarsi in Europa con un governo debole alle spalle.

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