Sicilia 2017: non regionali, ma grandi amministrative

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In questi ultimi giorni, all’interno delle varie aree politiche, si è trovata la quadra riguardo ai candidati alla Presidenza della Regione Siciliana al termine di travagliate opere di mediazione politica.

Il candidato del centro-sinistra è Fabrizio Micari, rettore dell’Università degli Studi di Palermo. La sua candidatura, definita “civica”, è stata fortemente voluta da Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo appena rieletto, che si è imposto quale vero pianificatore della coalizione. Convergono sul nome di Micari sia il Partito Democratico sia NCD di Angelino Alfano, mentre Orlando contianua la mediazione con Giuliano Pisapia finalizzata all’ingresso nella coalizione anche di MDP (da poco distaccatosi dal Partito Democratico) e di Sinistra Italiana. In sintesi il tentativo del primo cittadino palermitano è di riunire il centro-sinistra sotto un’unica insegna.

La figura di un mediatore, invece, è mancata all’interno del centro-destra: pochissimi giorni sono passati da quando si avevano ancora due proposte diverse, ovvero Gaetano Armao per Forza Italia e Antonello Musumeci per Fratelli d’Italia e Noi con Salvini. L’accordo su Antonello Musumeci è stata raggiunto dopo che Forza Italia, e il coordinatore regionale azzurro Gianfranco Micchichè, hanno fatto un passo indietro rispetto al loro candidato, Armao, che otterrebbe comunque un posto di rilievo nel governo regionale. Musumeci è un politico di lungo corso, proviene dalla tradizione di destra (è stato esponente del Movimento Sociale Italiano), ricopre la presidenza della Commissione regionale Antimafia e ha già corso per la Presidenza della Regione nel 2012. Avrebbe rispetto ad Armao il valore aggiunto di avere una levatura più politica, che inoltre si contrappone al civismo di Micari. Ma la motivazione che più delle altre ha determinato la convergenza sulla sua persona è la consapevolezza del fatto che, per il centro-destra, arrivare disunito alle elezioni di novembre significa non avere chance di vincere e quindi ripetere la disastrosa esperienza di cinque anni fa.

Nuovamente Giancarlo Cancelleri è uscito vincitore dalle regionarie online del Movimento Cinque Stelle che si sono svolte nel luglio scorso. Per lui la campagna elettorale in giro per l’isola è cominciato subito dopo la designazione e in suo aiuto sono arrivati anche i due frontman del Movimento Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Il leitmotiv anticasta e antisistema continua a raccogliere consensi e il M5S sembra essere in una posizione di vantaggio rispetto alle altre due formazioni politiche.

Come si può facilmente notare, finora i partiti e i movimenti si sono concentrati sui nomi dei loro candidati, mentre di programmi di governo ancora non se ne parla. Ci si è focalizzati, sembra, più su come fare vincere la rispettiva coalizione che sulle proposte politiche da presentare all’elettorato. Questa campagna elettorale regionale sembra una partita a scacchi giocata a Roma, non a Palermo, in cui i giocatori sono le segreterie e i leader dei partiti nazionali. Il che si spiega con il fatto che la data delle elezioni, il 5 novembre 2017, rappresenta una congiuntura perfetta per testare, come in laboratorio, alleanze e nuove (o vecchie) formule di proposta elettorale. Elettorale, non politica: quando una coalizione si costituisce avendo maggiore riguardo ai portatori di voti, piuttosto che alle idee politiche, non si può parlare di elezioni politiche (quali dovrebbero essere le elezioni regionali), ma di nient’altro che di elezioni amministrative di grandi dimensioni.

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