“Nerva un Imperatore al bivio”. Pomeriggio culturale a Palazzo Butera

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Locandina della presentazione del volume "Nerva. Un Imperatore al bivio"
Prof.ssa Gaetana Restivo, autrice dell’articolo

Interessante e stimolante pomeriggio culturale, venerdì 15 marzo nella sala Borremans di Palazzo Butera a Bagheria, teso ad allargare l’orizzonte culturale, approfondendo la conoscenza dell’imperatore Marco Cocceio Nerva, di cui pochi ricordavano appena il nome e la brevità del suo regno, giusto perché collocato in uno sterile elenco di imperatori in ordine cronologico. Penso sinceramente che in molti sono andati con un leggero scetticismo ponendosi magari la fatidica domanda di manzoniana memoria: ”Nerva, chi era costui?”. Abbiamo avuto modo di ricrederci perché questa presentazione ha regalato a molti la preziosità di incontrare colleghi, amici e conoscenti in un contesto esteticamente bello, culturalmente interessante e dal clima garbato ed accogliente. Ascoltando le personalità intervenute a presentare il saggio nulla è stato pretenzioso, ostico, né indirizzato ad interventi mirati a svilire il pubblico con soliloqui di inutile protagonismo che spesso, in queste presentazioni, adombrano l’autore e scoraggiano il futuro, probabile lettore del libro.

Da destra verso sinistra: Don Cosimo Scordato (moderatore), Prof. Aldo Gerbino e Martina Scaffidi (autrice del volume)

A cominciare dal moderatore, don Cosimo Scordato, arrivato in perfetto orario, ha esordito dicendo: “Mi chiedo cosa ci faccia io qui davanti a questi illustri ospiti. Sono qui come Pilato nella preghiera del Credo!”. Battuta geniale, per riscaldare gli animi, detta, a mio parere, da un perfetto padrone di casa. Chi meglio di lui infatti poteva rappresentare la cittadinanza bagherese, in un momento così delicato e tragico nello stesso tempo. Un Bagherese di cui andare fieri per il suo operato, per la sua cultura, per il suo mettersi in gioco in situazioni mai facili, che crea quella memoria buona che ci serve per scrivere la nostra storia in questo nostro tempo che cerca solo la fama dei social.

Nessuno meglio di lui poteva introdurre una discussione su di un personaggio come l’imperatore Nerva di cui l’ autrice del saggio, ha marcato l’Humanitas piuttosto che l’Imperium.

A questa caratteristica dell’uomo Nerva si è allacciato il poeta e critico Pietro Longo presentando questo saggio, un’opera di circa 130 pagine edita dall’editore bagherese Plumelia, in cui tutto è distribuito come in una “sonata”, termine e ritmo molto familiare all’autrice cresciuta a “libri e musica”. Longo afferma che Nerva rappresenta una rottura nella storia dell’Impero romano. Dall’animo sensibilissimo, egli viene eletto dal senato pur non essendo nobile, ma lontanamente imparentato con la nipote dell’imperatore Tiberio. Eppure non si lascia prendere dalla sete di potere, poiché uomo molto colto e giurista, come suo padre, pensa a portare avanti riforme per le classi meno abbienti. Se osserviamo la sua riforma agraria con la distribuzione della terre ai contadini, vi ritroviamo tutta l’humanitas degli antichi romani. Il prof. Longo cita come ottima fonte lo storico siciliano Santo Mazzarino e lo menziona proprio per il suo grande apporto allo studio della storia attraverso l’epigrafia. L’epigrafia ci consegna gli uomini dell’antichità come uomini vivi e ci mostra il loro lato umano poiché “E’ la memoria quella che conta: gli uomini si distinguono per le opere che fanno”. Longo elogia l’autrice per lo studio accuratissimo delle fonti, alcune consultate direttamente nei polverosi archivi di Narni, cittadina umbra che diede i natali al nostro Imperatore e per l’ottima bibliografia allegata al volume.

La lettura di brani tratti dai poeti d’amore latini emoziona la sala grazie anche all’interpretazione degli attori Giada Baiamonte e Roberto Sardina. Vengono letti versi di Ovidio, Catullo, Properzio.

Carpisce l’attimo don Cosimo nel suo ruolo di moderatore col chiedersi: “Ma cosa ha impedito a questi versi, così pregnanti di sentimenti umani, di entrare a pieno titolo nella letteratura cristiana, non sono forse contemplativi come il Cantico dei Cantici? Anche Dio si è fatto carne attraverso il Figlio! Ma il Cristianesimo ha dovuto superare le trasformazioni causate dall’agnosticismo, cautelandosi.”

Interviene il professor Aldo Gerbino, le cui parole riempono l’anima ed il cuore, curatore della collana l’almanacco interculturale, appunto della casa editrice Bagherese Plumelia con cui la giovane autrice si è interfacciata nella stesura, rievoca i “Poeti Nuovi” che rompono con la tradizione, consegnandoci la figura del poeta impegnato nella società del suo tempo. Con loro la parola si fa carne. Gerbino che è ordinario di Istologia ed Embriologia alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Palermo, e cultore di Antropologia culturale; ed è fine ed attento critico d’arte e di letteratura usa parole importanti per descrivere il lavoro e la bella figura della giovane scrittrice Martina Scaffidi.

L’autrice del volume al tavolo dei relatori

La parola adesso passa a Martina: la voce, all’inizio, sembra incerta, e lei stessa sottolinea l’emozione e l’orgoglio di essere affiancata da questi “giganti” che hanno introdotto il suo saggio. Poi prende forza, questa ragazza alta, dalla bella chioma bruna e spiega al pubblico la complessità del percorso che porta alla pubblicazione di un’opera che mette in moto una macchina molto complessa tra direttore, editore, relatori. Fatti i dovuti ringraziamenti, racconta questa sua esperienza di ricerca sottolineando come spesso il reperimento delle fonti non si fa solo tra gli scaffali delle biblioteche poiché non tutti i testi hanno l’onore di trovare le collocazioni che meritano. Anche lì non decide il merito, ma il sistema. Esistono sotterranei con archivi sconosciuti ai profani che conservano storie vere, testimonianze come iscrizioni, monete le cui immagini per l’autrice rappresentano i selfie di oggi. Ecco come si dovrebbe, oggi, insegnare la storia a scuola, non attraverso dati sterili ma raccontando dal di dentro, degli uomini che l’hanno fatta. Bisogna raccontare storie di vita come quella che Martina ha raccontato del suo imperatore Nerva.

Un peccato che tra il pubblico ci fossero quasi esclusivamente adulti. Un peccato che non sia riuscito ad intervenire neanche per un breve saluto nessuno degli amministratori di questa città. Non stupisce il fatto che la maggior parte di noi, appartenessimo alla classe insegnante e che fosse presente il mondo della scuola. Ma sarei stata veramente contenta se i ragazzi fossero stati molti, molti di più a rappresentare quella gioventù che a Bagheria nasce, si educa, si accultura e poi scappa o è costretta a farlo, patendo spesso il peso di queste radici. Come potremo coinvolgere i coetanei di Martina o quelli più giovani che affollano le classi dei nostri licei che quella mattina avevano scioperato per dimostrare di voler lottare per il futuro del nostro pianeta? La lezione per concludere viene ancora a scena aperta da padre Cosimo, “Viene da come sapremo tessere i fili della tela che costituiranno la memoria di questa giornata”: l’Imperatore Nerva, una giovane e bravissima autrice, la presenza della scuola, l’assenza ingiustificabile della politica, Catullo, Orazio, il Cantico dei Cantici: La Cultura in questo nostro territorio.

La cultura è un bene primario come l’acqua; i teatri, le biblioteche, i cinema sono come tanti acquedotti”, ha scritto qualcheduno. Speriamo che Bagheria non muoia di sete.

Bagheria ha bisogno, oggi più che mai di uomini che lascino memoria.

Di Prof.ssa Gaetana Restivo

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