“Vite da sprecare”: la strage di Alcamo Marina

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Foto sul set del film "Vite da sprecare"

13 Febbraio 1976. Due carabinieri, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta furono uccisi a colpi di arma da fuoco, durante la notte, nella caserma di “Alkmar”. I sospetti caddero sulle Brigate Rosse, poi furono accusati dell’omicidio cinque giovani: Gulotta, Vesco (trovato impiccato pochi mesi dopo l’arresto , sebbene avesse una sola mano), Ferrantelli, Mandalà (deceduto di morte naturale) e Santangelo.
Ferrantelli e Santangelo, dopo anni di prigionia e processi, ottengono lo status di rifugiati in Brasile, mentre Gulotta sconta 22 anni di carcere prima di ottenere la libertà condizionale e la revisione del processo .
Le sorti di questi ragazzi cambiano improvvisamente grazie alle dichiarazioni rilasciate ad un periodico trapanese da Renato Olino, ex brigadiere dei carabinieri, secondo cui le confessioni dei suddetti sarebbero state estorte con torture terribili, come l’elettroshock, la tortura dell’acqua e minacce di morte. A uno di loro fu nascosta della refurtiva dentro casa. Lo stesso Olino nel 2008 conferma le sue dichiarazioni anche in tribunale e aggiunge che nessuno dei 5 arrestati aveva avuto ruoli all’interno dell’eccidio, che le prove erano state macchiate.
Tutti vengono dichiarati estranei ai fatti e assolti dopo 36 anni. Il caso rimane comunque irrisolto.
Quando si parla della strage di Alcamo Marina si pensa a uno dei più gravi errori giudiziari della storia, si pensa alla frode processuale (introdotta nel 2016- art. 374 c.p.).
Spesso con il tempo ci si dimentica degli anni passati, ci si dimentica di un pezzo di storia spaventoso che appartiene alla Sicilia.
Nessuno parla più della strage, è come se tutto fosse stato sommerso e non volesse o potesse riemergere.
Quest’anno sono passati 42 anni da quel lontano 13 Febbraio, da quel giorno in cui sono cambiate 7 vite. Sette vite sono state sprecate!
Vite da sprecare” è proprio il titolo del film, che probabilmente vedremo nelle sale durante la stagione estiva, che tratta questa vicenda. Le riprese si svolgeranno in Sicilia, tra Termini Imerese, Ficarazzi, Aspra, Alcamo e Castellammare del Golfo.
Il film, scritto e diretto da Giovanni Calvaruso, si pone come obiettivo quello di far conoscere questa storia a più gente possibile. È una storia cruda, agghiacciante ed è dura pensare che sia vera, che quei fatti siano successi realmente. È una vicenda che vede sette protagonisti che hanno perso gli anni migliori della loro vita o addirittura essa stessa. Sette protagonisti ma tante, troppe vittime: le famiglie, gli amici! E forse vittima lo è anche la nostra terra, lei che ha visto tanto sangue sparso, sprecato, tante vite spezzate troppo presto, ingiustamente, brutalmente. Lei che ha visto i suoi “figli” scappare via, che tra i figli ha omicidi, mafiosi, omertosi…
E noi siciliani non sappiamo queste cose, non tutte o non tutti. Questi temi e avvenimenti fanno paura ma si ha paura finché si ha qualcosa da perdere: la Vita! La paura si supera con coscienza e consapevolezza.
Non facciamo silenzio sulle vecchie e le nuove stragi. Non teniamole nascoste, parliamone! Ricordiamo le vittime e facciamo in modo che certi fatti non accadano più!
“Viviamo in una società che vive di immagini piuttosto che di parola scritta” e non ci resta che sperare che proprio le scene di questo film, (prodotto dalla “Social Movie Production by Aenne Press SpA” di Giuseppe Nangano, Antonino Nangano e Toni Rubino, in collaborazione con “Tramp Limited Srl di Ficarra e Picone“, in associazione con la “Arteservice Srl”) ci aiutino a ricordare cosa è successo e ci segnino tanto da farci riflettere.
La vita non va sprecata e loro non avevano scelto di farlo!

Di seguito trovate l’intervista al regista Giovanni Calvaruso fatta per voi da Siculum in collaborazione con Ficarazzi Oggi.

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