Casteldaccia 2018: parla il candidato M5S Giuseppe Clemente

0
1678

D: Buonasera, Sig. Clemente. Se dovesse definire con tre parole la sua lista, quali userebbe?
R: Buona sera, credo che tre buoni sostantivi possano essere: Vitalità, volontà, impegno.

D: Quali sono i problemi più gravi di Casteldaccia? E come intende risolverli?
R: Diversi sono i problemi che affliggono Casteldaccia, ce ne sono di maggiore evidenza e di meno noti ai più. Sicuramente il problema più grande è un dissesto finanziario da risanare e che lega le mani a qualsiasi amministratore, almeno che questo non abbia le competenze per recepire fondi esogeni e per riuscire a razionalizzare fondi interni e soprattutto risorse umane interne al Comune. Assolutamente non trascurabile è il problema lavoro e purtroppo, le famiglie casteldaccesi in stato di bisogno sono tante e diventano sempre di più. Serve quindi una seria politica del lavoro e soprattutto indirizzare anche la ricerca di Fondi in tal senso. Aggiungerei anche un grave fatto urbanistico: il nostro territorio è ormai quasi completamente compromesso e serve salvare il salvabile attraverso una attenzione massima a ciò che si fa e a ciò che invece si potrebbe recuperare e riutilizzare, secondo una risemantizzazione degli immobili. Infine, se proprio vogliamo limitarci solamente ai fatti più gravi, esiste una questione cultura e identità del territorio che negli ultimi anni è andata completamente persa e che va recuperata assolutamente, sempre nel rispetto delle differenze culturali che sempre più sono presenti nella nostra società. E poi ancora la mancata gestione dei rifiuti in modo appropriato, la mancata manutenzione delle strade, interne ed esterne al centro abitato, così come la totale mancanza di spazi utili ai cittadini per la loro socializzazione. 

D: Casteldaccia è stata definita più volte come “violentata”, come qualcuno avesse la colpa dei problemi. C’è una colpa? Se sì, a chi la attribuisce?
R: Le colpe probabilmente sono tante e ascrivibili a tutte quelle amministrazioni che nel corso degli ultimi due decenni hanno avuto un totale disinteresse nei confronti di questa comunità. Fare dei nomi specifici in questa sede è in questo momento non so neppure che senso possa avere.
Potremmo citare come il nostro territorio sia stato oggetto di una notevole crescita demografica frutto di uno scellerato modo di intendere ed interpretare l’edificabilità del nostro territorio, senza mai tenere in conto dei servizi necessari a chi quel territorio avrebbe dovuto viverlo. Ma nel momento più delicato della campagna elettorale  serve mantenere la calma e soprattutto non abbassare il livello della discussione ai minimi termini e ai massimi volumi  come purtroppo s’è visto fare da altre parti.
In questo momento serve guardare al futuro e poi eventuali responsabilità verranno accertate da chi di dovere o anche dall’amministrazione che si insedierà nel momento in cui, come noi vogliamo fare,  si collaborerà costruttivamente e con spirito edificante con la commissione straordinaria. C’è il momento per la polemica e c’è il momento di costruire questo, anche se sembrerebbe più facile percorrere la prima via, deve essere il momento di costruire.

D: In che modo pensa di poter dare un contributo al paese per non commettere gli stessi, se non più gravi, errori commessi in passato da altri?
R: Intanto virando su ciò che vuol essere l’obiettivo della prossima amministrazione. 

La prima cosa da fare è quella di evitare assolutamente quei comportamenti che hanno portato il Comune di Casteldaccia alla dichiarazione del dissesto finanziario. 
Per scongiurare una tale sciagura è fondamentale anche in collaborazione con la Commissione straordinaria di liquidazione cercare di mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione per approvare tutti i bilanci mancanti del Comune a partire dal 2015 per arrivare nell’arco del mandato ad avere un bilancio in equilibrio. 
Non ripetere in ogni caso le esperienze del passato che dal 2003 hanno portato a questa degradata condizione del Comune di Casteldaccia sotto gli occhi dei cittadini, che vogliono vedere quanto successo e le soluzioni per uscirne.
Sicuramente serve tanto impegno ma ancor più tanta tensione etica. Ci vuole un abitudine e una volontà di agire attraverso i criteri del padre di famiglia che può apparire un modo di dire ma che evidentemente finora, se siamo arrivati a questo punto è rimasto “solamente un modo di dire” e mai una buona pratica.
Serve che ci si affezioni alla trasparenza e se si vuole portarla in questo paese occorre etica nel senso più nobile del termine, occorre la volontà di non cadere in compromessi se questi non sono fatti per conto è a favore dei cittadini. 
Noi ci crediamo, io lo credo,  che serva operare con la massima attenzione ma soprattutto con la massima pulizia di intenti dove gli unici interessi da rappresentare siano quelli dei cittadini.
D: Cosa mi può dire del dissesto?

R: Del dissesto in parte ho già parlato in precedenza e quindi non ripeterò quello che ho già detto. Mentre quello che in realtà mi preme dire è che, essendo l’emergenza principale di qualsiasi amministrazione quello di risanarlo, servirà agire non solo applicando principi di giustizia sociale, lavorando molto sul contrasto all’evasione e sul recupero dei crediti da parte di chi può, ma servirà anche una reale volontà di operare nella massima trasparenza affinché tutti sappiano sempre quale somme il comune riesce a recuperare e come queste e le altre somme vengono usate.
 Della progettazione e della captazione di fondi ho già parlato e quindi non mi ripeterò ma è certamente uno di quegli strumenti che più ci aiuterà nel potere offrire servizi ai cittadini e nel recupero di beni collettivi.
Su cosa fare è ben evidente, non ripetere le “non buone pratiche” fin quì tenute in questi anni. Certamente le precedenti amministrazioni con un operato un po più oculato avrebbero potuto porre dei rimedi, anche soltanto attenendosi a quelle che più volte erano state le indicazioni della Corte dei Conti, circa le misure correttive da adottare e che erano altresì state evidenziate con nota interna del Responsabile del servizio finanziario, precedenti la dichiarazione di dissesto. Ma questo sembra non sia mai avvenuto.
D: Cosa ha fatto in questi anni per il paese? E perché proprio adesso ha deciso di candidarsi a Sindaco?
R: In questi anni non ho mai svolto attività politica, secondo quello che è il più comune intendimento. Oggi unitamente al gruppo nato in seno al Movimento 5 Stelle, sto e stiamo facendo conoscere ai nostri concittadini un progetto che coinvolga in un processo di crescita l’intera comunità.
Ho deciso di impegnarmi in prima persona, andando anche oltre quella che è la mia natura. Solo pochi giorni fa ho parlato di me sostenendo di essere persona estremamente pacata portata ad ascoltare molto più di quanto non fossi propenso a pronunciarmi. Ma giunge un momento in cui tu non ti ritrovi più nella realtà in cui avevi vissuto e vuoi continuare a vivere, una realtà che per mille versi è anche distante dal tuo modo di pensare, di intendere le cose.
Il filo conduttore che abbiamo rimarcato durante la costruzione del nostro programma è stata l’aspirazione alla normalità amministrativa, elemento che sempre più ha fatto allontanare i cittadini dal sentimento per la partecipazione alla vita di una comunità. Ciò ha prodotto in molti, sentimenti di rassegnazione ed accettazione dello status quo, finanche a considerare che pure noi siamo assimilabili al sistema e che per tanto nulla è possibile per invertirne la tendenza.
Dall’osservazione di ciò è nato il mio desiderio unitamente ad un gruppo di casteldaccesi di mettere insieme energie e idee al fine di ridare a un’alternativa possibile, credibile che possa stimolare l’interesse della collettività e possa renderla consapevole e partecipe.
D: Se lei non fosse eletto, sarebbe disponibile a collaborare con il sindaco eletto dai casteldaccesi?
R: Intanto se me lo concede, auspico che la prima ipotesi non abbia a verificarsi. Detto questo, io dico “si” e sono certo che questo sia il sentimento che tutti e cinque i candidati a sindaco possano nutrire. Per quanto mi riguarda se non lo facessi, sarebbe un venir meno all’impegno fin quì profuso, vorrebbe dire non dare più la giusta credibilità a quanto hai costruito in questi mesi, far ripiombare tutte quelle persone che fin quì hanno creduto ad una possibilità di rinascita economica, sociale, culturale, in quel sentimento di rassegnazione di cui ho parlato pocanzi.
Casteldaccia è la città in cui da sempre assieme alla mia famiglia ho vissuto, in cui tanti concittadini provenienti da mille altri luoghi hanno deciso di abitare e dar vita ai propri nuclei familiari e di questa comunità credo che ognuno di noi voglia solo il bene.
D: Cosa direbbe ai suoi concittadini?
R: In queste settimane siamo stati a contatto con loro, con i quali abbiamo parlato per il semplice piacere di farlo, perché volevano conoscerci e conoscere le nostre idee, abbiamo certamente chiesto un voto a noi rivolto, altri ancora hanno dato sfogo alle loro amarezze. Tutti abbiamo sufficienti elementi di valutazione che insieme alla nostra maturità possono ben guidarci nell’atto che ci accingeremo a compiere dietro la cabina elettorale il giorno 10 giugno, da persone libere che non devono rispondere ad alcun vincolo. Il Movimento 5 Stelle e Giuseppe Clemente, chiedono il vostro consenso.

 

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here