ELEZIONI COMUNALI CASTELDACCIA – Intervista al candidato sindaco Giovanni Di Giacinto

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On. Di  Giacinto, lei si ripresenta nuovamente nella competizione elettorale per tornare ad essere Sindaco di Casteldaccia.
Cosa può dirci dei suoi due mandati precedenti a questa amministrazione?

Io ho fatto il Sindaco dal 2003 al 2013 e credo sia sotto gli occhi di tutti l’operato della mia amministrazione.
Abbiamo realizzato l’obiettivo nostro e di tutti i cittadini di portare la casa comunale alla Torre, simbolo di Casteldaccia, acquistandola quando ero vice-sindaco della giunta Di Matteo e ristrutturandola durante la mia legislatura.
Sono colui il quale ha realizzato 36 alloggi popolari; la circonvallazione; la riqualificazione di varie Piazze, come Piazza Dante e Piazza Ungheria; la riqualificazione del centro storico, che purtroppo hanno vergognosamente rovinato in quanto hanno rimpiazzato le mattonelle danneggiate con il cemento.
Durante le mie legislature il servizio dei rifiuti funzionava. L’amministrazione uscente ha licenziato 15 persone, però il costo del servizio è aumentato.
Il verde pubblico non viene più manutenzionato, anzi adesso tagliano gli alberi.
Anche da Deputato Regionale ho cercato di aiutare il paese in cui vivo e in cui vive mio figlio, cercando di far finanziare il canalone sulla circonvallazione o la strada Cavallaro. Quest’ultimo progetto è fallito solo perché non hanno aggiornato il prezzario e hanno voluto far passare la colpa a me.
Da Deputato mi sarei aspettato una collaborazione importante con l’amministrazione..

..invece sembra che ci sia stata la volontà da parte dell’amministrazione uscente di manifestare una discontinuità con la sua amministrazione, anche prima dei suoi provvedimenti giudiziari e della dichiarazione di dissesto finanziario.

Non ho difficoltà a parlare dei miei provvedimenti giudiziari, anche perché ho piena fiducia nella magistratura e so come stanno andando le cose ed è una grande vergogna come è stato montato questo caso. Adesso ne parleremo.
Per quanto riguardo il dissesto, voglio ricordare che nei miei dieci anni di mandato non ho mai pagato uno stipendio in ritardo. L’11 giugno 2013 (a fine mandato, ndr) ho lasciato in tesoreria 7 milioni e mezzo. Di questi soldi, che venivano dal D.L. 35/2013 (recante “Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonche’ in materia di versamento di tributi degli enti locali”, ndr), ne hanno restituiti 1,8 milioni, quindi sono stati pagati 5,7 milioni di debiti. Ma allora perché hanno dichiarato dissesto?
Al 22 dicembre 2017, i tre commissari designati per il dissesto hanno chiesto al Ministero altri 180 giorni di tempo per capire come mai è stato dichiarato un debito di 25 milioni a fronte di 96 richieste di insinuazioni al passivo che ammontano soltanto a circa 4 milioni.
I numeri non tornano!
(Di Giacinto ci ha fornito il documento che inseriamo tra gli allegati di questa intervista, ndr)

Allora secondo lei perché è stato dichiarato dissesto?

Questo dissesto alla fine è stato dichiarato per la mancata realizzazione del piano di riequilibrio presentato in Consiglio Comunale dall’Assessore Carmelo Calò, volto a riequilibrare i conti del Comune e spalmare i debiti in 10 anni. Infatti, se tu ti fai autorizzare dal Consiglio un piano di riequilibrio, entro 90 giorni dalla presentazione devi riportare in Consiglio il piano riequilibrato altrimenti la Corte dei Conti ti impone di dichiarare il dissesto.
Il Sindaco (Fabio Spatafora, ndr) non ha mai controdedotto agli atti della Corte dei Conti che equivale ad un accettazione tacita di quanto detto dalla Corte. Io nel mio trascorso da Sindaco invece l’ho sempre fatto.

Quindi secondo lei il dissesto era evitabile.

Assolutamente si. Tra l’altro hanno dichiarato nella delibera di dissesto che non c’erano beni immobili da alienare, ma non è così.
Il Sig. Fabio Spatafora, quando era consigliere comunale e per un periodo anche capogruppo di maggioranza, sapeva benissimo che erano stati approvati degli atti nei quali venivano dichiarati alienabili alcuni beni immobili, come gli alloggi popolari e l’ex macello comunale.
Siamo sicuri che la Corte dei Conti appurerà tutti questi fatti.

Cosa farebbe se l’11 giugno diventasse Sindaco di Casteldaccia?

Penso che i festeggiamenti durerebbero poco. Mi recherei subito al Comune per cominciare a lavorare e per dare al paese un Sindaco presente, che amministra e non che comanda, al contrario di ciò che è stato in questi 5 anni.

Quali sono i suoi obiettivi?

In primis, rimettere in sesto il Comune dal punto di vista finanziario.
Poi, vorrei la tranquillità nel nostro territorio. L’odio che c’è in giro in questo momento è incredibile.
Vorrei inoltre ristabilire il sistema della raccolta dei rifiuti per far ritornare Casteldaccia ad essere come l’ho lasciata 5 anni fa, ovvero tra i comuni più puliti del comprensorio, mentre adesso è diventata una pattumiera del comprensorio perché tutti i cittadini dei Comuni limitrofi, che hanno deciso di togliere i contenitori dalla strada, vengono a buttare la spazzatura da noi.
Vorrei risolvere immediatamente il problema dell’orario ridotto dei Vigili Urbani che a Casteldaccia ci sono solo la mattina e non ci sono né il pomeriggio né nei giorni festivi.
Vorrei riaprire l’asilo nido che è stato chiuso senza ottenere risparmio, perché i dipendenti sono stati spostati negli uffici comunali. Tra l’altro l’amministrazione uscente ha perso 90mila euro dei fondi PAC che servivano per la ristrutturazione dell’asilo, per non aver attivato le procedure di gara.
Il nostro era uno dei pochi comuni che dava l’abbonamento ai ragazzi delle scuole, ma sono stati tolti.
Voglio semplicemente che questo paese torni alla normalità: rispetto delle regole, raccolta rifiuti, manutenzione delle strade e del verde pubblico e ricominciare a fare una programmazione.
Voglio essere un Sindaco presente, perché adesso (Spatafora, ndr) trova il tempo per fare due ore di corsa al giorno, legittimo dal suo punto di vista, ma non ha mai trovato un’ora al giorno per andare al Comune.
Sono consapevole di ereditare un quadro drammatico, ma ciò non mi preoccupa.

Bene. Adesso parliamo dei fatti giudiziari?

Non ho difficoltà a farlo. In questi anni ho ricevuto decine di denunce fatte dall’amministrazione comunale, ma grazie a Dio sono tutte chiuse per insussistenza del fatto, tranne una riguardante alcuni sgravi fiscali.
L’unico mio torto in tutta questa vicenda è quello di aver fatto, in qualità di rappresentante legale, la richiesta di una password (per accedere ai fascicoli dell’Agenzia delle Entrate, ndr). Solo per questo il PM ha ritenuto che io avevo fatto gli sgravi su soltanto 41 cartelle, che pur essendo tante potevano essere anche 4000 (ride, ndr).
Ho dimostrato che io non ho mai avuto un PC al Comune e che tutti i computer sono muniti di password, quindi ho chiesto che venisse verificato da quale dispositivo sono stati fatti questi sgravi.
Tra l’altro ho chiesto a diversi Sindaci di altri comuni se anche loro avessero fatto una richiesta di password e mi hanno detto di si, quindi saranno anche loro processati per abuso d’ufficio (ride, ndr).
In più, i 20 test sono stati ascoltati e che si sarebbero rapportati con me per gli sgravi, hanno dichiarato che si sono rivolti agli uffici competenti e non al Sindaco.
Attendo con tranquillità e con rispetto per la magistratura, sicuro di chiudere questo procedimento.

Ringraziamo il candidato Giovanni Di Giacinto per l’intervista.

Intervista di Anthony Domino del 20/04/2018.

 

 

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