Fiume Milicia: la tragedia segnerà un nuovo inizio?

0
1161

Era la notte tra il 3 e il 4 Novembre, ore 01:30 circa quando le prime agenzie di stampa batterono la notizia tragica: le ore di pioggia che avevano interessato quel primo sabato di Novembre avevano provocato, purtroppo, una tragedia immane. Nove morti a Casteldaccia, due a Vicari e vari dispersi tra cui il medico palermitano diretto a Corleone poi ritrovato senza vita pochi giorni fa. Ma è a Casteldaccia e sull’esondazione del Fiume Milicia che si concentra l’attenzione massima di tutti i media e dell’opinione pubblica. Una tragedia che ci sottopone un vero e proprio bollettino di guerra (9 vittime di cui 3 minori) con un mix letale di fattori che ne giustificano l’eccezionalità: abusivismo edilizio, abbandono del territorio, burocrazia, irresponsabilità. Ed è proprio su questi elementi che si sta concentrando l’attenzione dei media e della Procura di Termini Imerese incaricata di svolgere queste indagini. Sappiamo bene che al termine di questo iter giudiziario, che non sarà affatto breve, nulla sarà più come prima. Ma cerchiamo brevemente di ripercorrere le tappe fondamentali di questa vicenda perché gli elementi che giorno dopo giorno stanno emergendo sono tantissimi.

La villetta di C.da Dagale Cavallaro è di proprietà di due signori palermitani, Antonino Pace e Concetta Scurria: abitazione per cui i due coniugi furono condannati per abusivismo già nel 2010 e poi in appello nel 2012 a 3 mesi di arresto (poi sospesi) e 23.500€ di ammenda. Questa sentenza di appello, tra l’altro, ordinava anche l’immediato abbattimento dell’immobile. Ma è proprio sulla demolizione che si sta giocando gran parte della partita, poiché il Comune di Casteldaccia, invece, aveva già dichiarato nel 2008 quell’immobile abusivo e ne ordinava l’abbattimento. Ma i due proprietari si appellarono al TAR. Infatti, subito poche ore dopo l’accaduto, il sindaco Giovanni Di Giacinto affermò che non si era proceduti alla demolizione per via del ricorso al TAR dei proprietari, salvo poi essere smentito da una nota dello stesso Tribunale Amministrativo che sentitosi chiamato in causa rispondeva smentendo il Sindaco sulla questione, e dichiarando che nessuna sospensione dell’ordine di demolizione del Comune era stata emessa in virtù del ricorso. A questo punto allora la patata bollente viene spostata sugli uffici e i dirigenti comunali, i quali sembrerebbero avere informato male il primo cittadino casteldaccese dopo la tragedia e di aver interpretato male le carte in merito alla presunta (poi non confermata) tesi sulla sospensiva del TAR.

Vista l’incessante pressione mediatica escono fuori altri elementi e altre dichiarazioni, come per esempio le ragioni di tipo economico che ci sono dietro il non abbattimento della villetta, visto che Casteldaccia è un Comune in dissesto dal 2015. Ma, come rivela “Striscia la Notizia” in un servizio di Stefania Petyx, i soldi per abbattere gli immobili sarebbero potuti essere prelevati da un fondo governativo annuale di circa 70 milioni di euro che la Cassa Depositi e prestiti mette a disposizione dei comuni (anche quelli in dissesto finanziario) che chiedono così l’anticipazione delle somme dovute, con la restituzione che sarà sempre e comunque a carico dei proprietari degli immobili abusivi. E ancora e non per ultimo la questione del certificato di residenza (del figlio) per la villetta mostrato dai proprietari durante la loro prima conferenza stampa.

Ma ciò che non dobbiamo mai dimenticare è che all’interno di questi rimpalli di responsabilità, svarioni amministrativi, disattenzione, pressione mediatica e smentite ci sono due famiglie distrutte dal dolore che chiedono giustizia e verità. Chiedono che questa terra, che questo Stato non li lascino soli quando tutti i riflettori si spegneranno. Chiedono che oltre al danno, già non quantificabile, non ci sia anche la beffa. Abbiamo poi un territorio, una zona, quella di C.da Dagale Cavallaro che dal 2002 ad oggi ha subito una cementificazione pari quasi a quella di un quartiere di un normale paese. Da agrumeto a zona residenziale con vista fiume, vista non certo lontana, dal fiume. Una zona residenziale estiva dicono in molti, ma che purtroppo ha prodotto una tragedia a novembre. La responsabilità, tante, pesanti, devono essere accertate: lo si deve a queste due famiglie distrutte, a quei morti, alla nostra terra che finalmente cambi volto, cambi faccia. I capri espiatori non servono, i processi di piazza nemmeno. Non servono vittimizzazioni e santificazioni. Serve chiarezza, responsabilità. Serve capire chi ha permesso questo scempio negli anni e perché. Serve capire chi non ha più tagliato un filo d’erba nel fiume Milicia e perché. Serve capire perché la Sicilia o l’Italia abbiano sempre bisogno dei morti per darsi una svegliata. Serve capire come la burocrazia nel 2018 uccida. Un’altra strage, una seconda strage sarebbe che tutto si chiudesse in una nuvola di fumo senza che nessuno risponda per le eventuali inadempienze. Non è giustizialismo, è buonsenso. Appuntamento alla prossima, triste, puntata di questa vicenda che lascerà una voragine in una comunità sconvolta e dove nulla sarà sicuramente più come prima.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here