Guttilla: normalità, inclusività e comunità per Casteldaccia

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D: Salve Sig. Guttilla. Lei è candidato come sindaco nelle prossime elezioni amministrative casteldaccesi. Qual è stato il suo ruolo finora nella politica casteldaccese?
R: Buonasera. Ho fatto l’assessore dal 2000 al 2001; poi mi sono candidato come consigliere comunale nel 2003 e sono stato eletto, rimanendo in carica fino al 2008; mi sono occupato di tante questioni e durante il mio mandato in Consiglio comunale abbiamo discusso su documenti importanti quali l’ATO idrico – io ero uno dei pochissimi consiglieri in tutta la provincia di Palermo ad essere contrario e a scrivere mozioni ed interrogazioni -, la stabilizzazione dei lavoratori precari, il COINRES, il difensore civico ed altro. Mi sono sempre occupato del paese mettendo al centro le sue esigenze.

D: Lei si trovava nella compagine di maggioranza o in quella di opposizione?
R: Sono stato eletto nella compagine in cui il candidato sindaco era Giovanni Di Giacinto. Dopo due anni, anche se facevo l’opposizione nella maggioranza, sono andato all’opposizione perché il programma che ci eravamo dati in campagna elettorale secondo me era stato tradito.

D: Nella scorsa amministrazione ha assunto dei ruoli attivi?
R: Assolutamente no. Avevo cercato di costituire una compagine sociale, chiedendo la partecipazione a molti cittadini, però alla fine in candidati che c’erano (da un lato Giuseppe Montesanto, dall’altro Fabio Spatafora) non mi convincevano in quanto li ritenevo due facce della stessa medaglia. Pertanto non ho partecipato a quella campagna elettorale.

D: Adesso quali sono le ragioni che l’hanno spinta a candidarsi?
R: Le ragioni sono quasi ovvie, perché parecchi cittadini con cui mi confronto tutti i giorni vedono che questo paese ha raggiunto un livello di degrado e di emergenza che è sotto gli occhi di tutti. Il degrado è soprattutto da un punto di vista sociale, economico, urbanistico e culturale: ecco perché parecchie persone si sono messe intorno ad un tavolo e hanno deciso che è arrivato il momento di dare un contributo per cercare di capire quali sono i problemi e, quindi, trovare le soluzioni.

D: Qual è stata la spinta propulsiva che ha dato luogo alla formazione del suo gruppo?
R: Vi dico alcuni principi a cui ci ispiriamo. Intanto il concetto di normalità: finora la normalità che abbiamo conosciuto in realtà è stata l’emergenza, quindi pensiamo che essa dovrebbe essere quella di far funzionare alcuni servizi come la gestione dei rifiuti, ad esempio, iniziando con la raccolta differenziata, come la riorganizzazione degli uffici comunali (che sono lasciati a loro stessi). Dobbiamo ridare dignità all’istituzione, ridare la normalità e far funzionare meglio i servizi che oggi non ci sono o funzionano male. Altro principio è quello della inclusività, cioè noi vogliamo coinvolgere tutti coloro che hanno a cuore le sorti del paese per mettere insieme un progetto con loro. Se riusciamo a far passare il messaggio che quella che stiamo vivendo non è la normalità, forse potremmo sperare nella svolta, nella discontinuità. Per ultimo il principio del fare comunità: questo paese ha perso il senso di comunità. Noi sappiamo che l’evasione fiscale supera il cinquanta percento, sfiora il sessanta; all’interno di questa evasione ci sono cittadini che non possono pagare i tributi: a questi noi diciamo che, se certificata questa condizione di indigenza, possiamo utilizzare la loro forza lavoro per realizzare opere utili per la comunità, applicando il principio del baratto amministrativo. Partiamo da questo presupposto per arrivare al cambiamento.

D: Lei faceva riferimento al concetto di cambiamento. Cosa intende per cambiamento? Perché “Officina CambiaMenti”?
R: Colgo l’occasione per dire che “Officina CambiaMenti” è un’associazione che opererà anche dopo la campagna elettorale. Officina perché deve essere un laboratorio aperto a tutti coloro i quali hanno delle idee; CambiaMenti perché far riferimento al concetto di cambiamento, fin troppo abusato e al quale bisogna ridare dignità e significato. Pensiamo che se mettiamo in discussione tutti i giorni le cose che facciamo e il cambiamento parte da ognuno di noi, successivamente possiamo cominciare a dire insieme agli altri “forse è possibile cambiare”. Si tratta innanzitutto di un cambiamento di mentalità che porterà, successivamente, al raggiungimento di determinati obiettivi.

D: Siamo nel 2018, le prossime amministrative saranno nel 2023. Qualora lei diventasse sindaco, come vorrebbe che fosse Casteldaccia al termine del suo mandato?
R: Abbiamo imparato a copiare! Dobbiamo copiare le amministrazioni siciliane in cui alcuni servizi funzionano. Abbiamo iniziato con Montelepre, per esempio, dove un’associazione di giovani che si chiama Reset nel 2015 si presente alle amministrative, dopo che nel 2014 il Comune era stato sciolto per mafia, e nel 2017 il Comune viene riconosciuto come primo Comune virtuoso per quanto riguarda la raccolta differenziata, che tocca il settantatre percento. Stanno facendo un lavoro eccezionale, noi abbiamo chiesto un incontro in cui ci siamo confrontati, abbiamo gettato un ponte, una collaborazione molto stretta nella quale noi abbiamo detto cosa avremmo voluto fare e loro hanno raccontato a noi, invece, cosa hanno fatto in tre anni. Secondo me questo è importante, io vorrei che il Comune di Casteldaccia oggi non abbia paura di copiare le altre amministrazioni efficienti. Ma l’ambizione è quella che fra cinque anni Casteldaccia diventi un Comune che gli altri prendano a modello.

Grazie per la sua disponibilità!
Grazie a voi!

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