Accessi a mare e lucchetti: servono i fondi europei per rompere un catenaccio?

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Da leggi nazionali sull’abusivismo edilizio e mediante sentenze esecutive, i Comuni sono obbligati ad abbattere tutti gli immobili abusivi lungo le coste siciliane e, per far questo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha  messo a disposizione dei Comuni richiedenti un fondo economico pari a 5 mln di euro, come si evince dalla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 302 del 29.12.2017 – suppl. Ordinario n.62 Legge 27 dicembre 2017, n.205 .


Il  fondo istituito è finalizzato all’erogazione  di contributi ai Comuni per l’integrazione delle risorse necessarie agli interventi di demolizione di opere abusive; per accedervi i Comuni devono fare la relativa richiesta adeguatamente corredata della documentazione amministrativa e contabile  inerente alle demolizioni da eseguire: ovvero delle risultanze delle attività di accertamento tecnico e di predisposizione degli atti finalizzati all’acquisizione dei manufatti abusivi al patrimonio dei Comuni e delle Regioni. In  caso di tardivo inserimento dei dati nella banca dati nazionale si applica, secondo l’articolo 27 della medesima Legge, una sanzione pecuniaria fino a euro 1.000 a carico del dirigente o del funzionario inadempiente.


Questa premessa, squisitamente giuridica, serve ad inquadrare l’argomento di cui vogliamo parlarvi che, purtroppo, accomuna un po’ tutti i comuni italiani prospicienti il mare, ossia le famose “cattedrali” sorte sulle spiagge in funzione di credi privati e sprovvisti di qualunque autorizzazione.

Nel susseguirsi dei decenni ben poco (osiamo dire nulla) ha fatto la politica per attenuare questo fenomeno “espansionistico” tanto radicato e reiterato anche nella nostra isola, ma come abbiamo scritto nella premessa iniziale sembrerebbe, attraverso una normativa specifica, vi sia la volontà di ristabilire innanzitutto uno stato di legalità e soprattutto lo stato originale dei luoghi che neppure a dirlo rientrerebbe in quei patrimoni che appartengono a tutti e usufruibili dai cittadini, vale a dire le spiagge e il mare ancora, in teoria, bene di tutti.

Ma si sa che tra il dire e il fare c’è di mezzo – appunto –  il mare e, benché vi sia una normativa a riguardo e in alcuni casi delle sentenze esecutive di demolizione emesse, di fatto continuiamo a contemplare le “cattedrali marine”.

Ad onor del vero, qualche anno fa il Sindaco di Licata, Angelo Cambiano, ha dato inizio ad un progetto virtuoso, quasi unico: restituire le spiagge ai cittadini attraverso la demolizione di quei fabbricati costruiti selvaggiamente e abusivamente nella splendida costa marina e sulle dune della costa selvaggia della Sicilia meridionale a meno di  150 metri dal mare. Ha applicato la legge e, forte di sentenze esecutive e della politica del “cambiamento”, ha iniziato ad abbattere gli eco-mostri esistenti nel suo tratto di costa,; fu persino soprannominato il “Sindaco demolitore” tanto era inarrestabile nel suo progetto, poi venne sfiduciato dalla politica del “cambiamento” forse perché considerato troppo rinnovatore, chissà.

Successivamente anche il Sindaco di Bagheria Patrizio Cinque  fece arrivare la ruspa sul lungomare che va da Ficarazzi ad Aspra facendo abbattere una villetta costruita proprio sulla spiaggia molti  anni prima e addebitando le spese ai proprietari. Di recente nella vicina Altavilla Milicia il Sindaco Pino Virga ha avviato una lotta contro l’abusivismo edilizio dando il via alla demolizione di ben  13 immobili costruiti lungo la battigia e che, in molti casi, erano dotati anche di scarichi a mare con l’intento, come spiega lo stesso Virga in un’intervista, di restituire le spiagge e il mare alla libera fruizione dei cittadini. Ma anche in paesi vicini come Carini e altri comuni sono state  demolite case abusive già dal 2017, in virtù di quella legalità che tutti declamiamo.

 

Ma veniamo a noi e all’abusivismo “nostrum” e, ad onor di verità, due anni or sono i sottoscritti già avevano pubblicato un articolo a riguardo sulla rivista “Statale 113” dal titolo: “Riprendiamoci le nostre spiagge”.

“Ebbene – scrivevamo – Ficarazzi, con la sua piccola parte di zona costiera,  rientra, purtroppo, in quei paesaggi costieri con le annesse “cattedrali”: piccole, medie o grandi costruzioni, alcune regolarizzate nel tempo, altre no, che hanno lasciato ben poco spazio alla visuale costiera, anzi nulla. [..] I cittadini sono stati privati anche dei liberi accessi al mare avendoli, forse per usucapione e mediante la collocazione e la chiusura di cancelli, destinati ad un uso esclusivo dei residenti dei “castelli”, “castelletti” e “cattedrali”. Non vogliamo colpevolizzare nessuno per la poca “attenzione” e “disinteresse” a riguardo della tutela dell’ambiente, della salvaguardia del territorio: siamo consapevoli delle difficoltà sia in termini di mancanza di normative che di fondi disponibili per le amministrazioni comunali per poter intervenire, ma ci sentiamo di dire che forse rompere i lucchetti arrugginiti che chiudono i passaggi al mare, impedendo di fatto ai cittadini il libero accesso a quelle  poche spiagge rimaste, sia un costo sostenibile per l’Amministrazione, basta una cesoia per ridare e far respirare ai noi tutti quell’aria di “Legalità” e di brezza marina.

Il  7 giugno scorso durante il Consiglio Comunale il gruppo di opposizione ha presentato una richiesta nella quale chiedeva al Sindaco Paolo Martorana di emettere una ordinanza specifica sui passaggi al mare: cioè, in sintesi, quello di censire e liberare da eventuali lucchetti selvaggi il  libero accesso alle varie spiaggette “privatizzate” nel tempo.

A distanza di due anni, come potete anche voi vedere, nulla è cambiato, se non i lucchetti arrugginiti che vengono sostituiti  ogni anno con quelli nuovi quando arriva la bella stagione.

Non sappiamo se il Comune di Ficarazzi ha fatto richiesta per il fondo economico per gli interventi di demolizione delle opere abusive o se ci sono delle sentenze esecutive di demolizione emesse, ma  ancora oggi, forti della richiesta presentata dal gruppo di opposizione in Consiglio comunale, riproponiamo l’argomento con la speranza che non dobbiamo aspettare di partecipare a qualche bando europeo per acquistare delle cesoie per rompere i lucchetti restituendo un bene inviolabile della collettività.

– Di Anthony Domino, Daniela Urciuoli, Mimmo Bessone e Giuseppe Compagno.

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