Squadra Mobile Palermo – L’avamposto degli uomini perduti

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Tanta l’emozione ieri pomeriggio, 21 Giugno, presso la Fonderia Oretea di Palermo per la presentazione del libro “Squadra mobile Palermo- l’avamposto degli uomini perduti”(Navarra Editore – edizione 2018), alla presenza dell’autore, di Francesco Accordino e del relatore Salvo Toscano. Questo saggio è il secondo libro scritto da Alessandro Chiolo, insegnante di storia e filosofia presso il liceo scientifico statale Ernesto Basile, nonché autore del libro “Nome in codice: Quarto Savona Quindici – 100287 e oltre”. Questo appena pubblicato risulta essere quasi un continuum del primo, tanto che lo stesso autore dice che “il lavoro di scrittore in prestito non era finito”. Ha avuto modo di prendere a braccetto Francesco Accordino, capo della sezione Omicidi della Questura di Palermo operativo tra il 1981 e il 1986, che ha occupato quella scrivania, quel pesante ruolo appartenente qualche anno prima a Boris Giuliano. Lo stesso ha mostrato ad Alessandro Chiolo i documenti che hanno fatto parte del maxi, come il rapporto dei 162, e ha raccontato le vicende degli anni di piombo di Palermo con dettagli inediti circa i retroscena degli omicidi di Rosario Di Salvo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Pio La Torre, e dei suoi stessi amici Beppe Montana, Natale Mondo, Ninni Cassarà. Poi l’autore ha anche avuto modo di incontrare Giovanni Paparcuri, autista di Rocco Chinnici prima, rimasto vivo per miracolo, e dopo inserito all’ufficio istruzione affianco di Falcone, Borsellino e Caponnetto, dando un immenso contributo nell’informatizzare tutti i documenti che sarebbero serviti al maxi.

Attraverso la sua scrittura, Chiolo riesce non solo a far conoscere con un linguaggio semplice, diretto soprattutto ai ragazzi, i meccanismi del sistema mafioso dell’epoca, grazie alla testimonianza di uno dei grandi investigatori e attraverso diversi articoli di giornale e libri, che raccontano le impressioni di quegli anni, ma è riuscito anche ad emozionare attraverso le sue stesse emozioni il lettore, entrando in punta di piedi nelle vite della famiglia di Claudio Domino, bambino di 11 anni ucciso brutalmente da Cosa nostra, e degli “uomini perduti”, lasciandoli emergere non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano.

Diversi sono i passaggi che lasciano meditare con le lacrime agli occhi, come ad esempio il modo in cui Claudio Domino si fa sentire nella vita dei familiari o dell’umanità di Rocco Chinnici o del modo d’essere Natale Mondo un bambinone, amico di tutti, o ancora della dedizione al lavoro e dei gesti di amicizia di Ninni Cassarà, la cui moglie, definita dall’autore come “donna di cultura, di spessore”, lascia un grande momento di riflessione dicendo che “Palermo è un mostro; un mostro di bellezza, ma anche un mostro in altro senso, di omertà, è una città che sembra lasciarsi scivolare tutto in maniera implacabile”. Tutte queste meravigliose persone che vengono raccontate nel libro hanno come un filo comune: sentire che il proprio caro vive costantemente affianco dei familiari.

L’opera nasce anche perché “ i ragazzi vogliono conoscere”- afferma l’autore – “e penso che l’unico modo di fare memoria è quello di passare attraverso la conoscenza, perche senza una conoscenza non vi può essere una coscienza. Però i ragazzi di oggi di retorica dell’antimafia ne hanno piene le tasche. I ragazzi hanno bisogno di sentire la verità, di testimonianze, di storie dei familiari, di chi ci può dire chi erano quelle persone nelle loro vite.”

Durante la presentazione, il Dottor Accordino, oltre ricordare come quelle indagini erano gestite in maniera pura, ha mostrato anche delle note critiche: “Mi lascia sconcertato il numero di persone che davano del tu a Giovanni Falcone. Io gli davo del Lei. Dopo la morte tutti erano vicini a Falcone e tutti dicevano di aver partecipato al rapporto Michele Greco + 161. E questo libro ha anche il merito di ristabilire la realtà dei fatti: chi veramente ha firmato col sangue questo rapporto che ha dato origine a tutto.” Andando più affondo, ha continuato rimproverando politici ed esponenti religiosi dell’epoca, i quali sostenevano che le ipotesi degli “uomini perduti” fossero invenzioni per cercare di portare avanti delle indagini particolari e che la mafia non esistesse. Aggiunge: “raramente vado alle manifestazione antimafia perché spesso l’assassino sta dietro i primi posti del corteo. […]L’”antimafia” che vuole portare avanti l’autore è quello del piccolo Claudio Domino […] l’antimafia che conosciamo è quella di Bommarito che cade a terra e, avendo gli occhi aperti, guarda il suo capitano, o del piccolo pastorello Letizia che vede cadere il corpo di Placido Rizzotto dalla montagna […]”.

Di Natale Giacomo Franzella

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