La festa della Madonna della Milicia: quando storia, tradizioni e devozione si incontrano.

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Odore di “minnulata”, abitini rossi, profumo di salsiccia arrostita, tamburi a festa, luminarie, piedi scalzi e tanta gente. La festa della Milicia è un connubio perfetto di fede e tradizione, un momento in cui la devozione dei fedeli si manifesta in pieno, accompagnata da tutti quei gesti cultuali tramandoti dagli avi e ancora in uso.

I giorni che Altavilla Milicia dedica ormai da 394 anni alla sua Madonna sono 6, 7, 8 settembre, ma il milicioto comincia già la sera del 28 agosto a festeggiare. Improvvisamente, infatti, quasi come per ricordare a tutti che l’estate sta per giungere al termine e che la Festa sta per arrivare, un piccolo gruppo di cantori, con una fisarmonica sulle spalle, comincia a intonare davanti alle porte delle case la Novena, il cui testo composto probabilmente alla fine dell’Ottocento, è gelosamente conservato. Ogni sera è cantata una strofa diversa, e si spazia dal tema dell’immacolato concepimento di Maria alla leggenda dell’arrivo del Quadro della Madonna della Milicia dal mare. Contemporaneamente a quest’usanza popolare, i pellegrini, già da giorno 29 agosto, cominciano a recitare ogni giorno alle 20 il Rosario per le vie del paese, trasportando una copia del Quadro. Caratteristica essenziale di questo momento, denominato Ottavario, è il colore rosso. Infatti, tradizione vuole che durante i giorni di festa, uomini, donne e bambini indossino “u lutu”, che consiste per le donne in una veste rossa con un cordoncino giallo sulla vita, per gli uomini in dei pantaloni bianchi con una casacca rossa raffigurante il Quadro. Questa scia suggestiva di fedeli accompagna i giorni precedenti alla festa, mentre a poco a poco cominciano ad apparire bancarelle di dolciumi, di giocattoli e soprattutto i caratteristici “tavolini” con annessa griglia su cui saranno arrostiti chili e chili di salsiccia.

Giorno 6 settembre la festa comincia prima che il sole sorga. Già alle 5 del mattino sono tanti i fedeli milicioti o dei paesi limitrofi che s’incamminano verso la stazione ferroviaria, da cui parte la cosiddetta “acchianata”, pellegrinaggio mattutino che termina con la Messa Solenne celebrata dall’Arcivescovo di Palermo. Migliaia di pellegrini partecipano recitando il Rosario, a piedi scalzi, sullo sfondo arancione di un giorno che sta per nascere: un momento suggestivo, ricco di fede e di devozione. Altro momento tipico di giorno 6 è l’omaggio floreale dei Vigili del Fuoco alla Madonna sul Carro Trionfale, a forma di barca, a ricordare la leggenda: suon di sirene e sguardi emozionati per questo gesto che precede “acchianata ru carru”, prova del nove di un carro che vacilla sempre ma che non cade mai. Trainato da buoi, seguito da migliaia di persone e dall’accompagnamento delle bande musicali, il Carro Trionfale percorre la Via Roma, non per nulla denominata “Strata ru carru”, mettendo fine alle celebrazioni religiose e alle usanze popolari della giornata.

Il secondo giorno di festa si apre con l’omaggio floreale dei bambini. In fasce, che muovono i primi passi o già adolescenti, portano il loro fiore alla Madonna durante la celebrazione eucaristica e l’odore di polline riempie i cuori dei fedeli che assistono a questo momento atteso con ansia dai bambini. Nelle prime file in particolar modo vediamo sei fanciulli che di ansia ne hanno parecchia: sono i sei angioletti che durante la processione dell’8 Settembre, appesi a una fune, canteranno la loro dedica a Maria, sospesi su un tappeto di gente con la testa inclinata e sul Quadro della Madonna che aspetta questo giorno solenne per staccarsi dalla sua sede perenne.

Nel terzo giorno di festa sono due i momenti di espressione della fede. Il primo è la Condotta dei doni, che ha luogo per le vie del paese al termine della Messe Solenne, e che è anche detta “prucissioni ri torci”. Sono condotti dai fedeli ceri con offerte in denaro, ex-voto rappresentanti parti del corpo. È il momento dello scioglimento dei voti: si conducono questi oggetti per ricevere una grazia particolare, quasi tramandando quella logica presente già presso gli antichi greci del “do ut des”. A questo momento non partecipa il clero, continuando la tradizione popolare, secondo cui il rapporto tra i fedeli e la Madonna in questo momento deve essere diretto. La processione del pomeriggio, momento culmine dei festeggiamenti, è un momento talmente suggestivo e ricco di particolari cultuali e popolari che bisogna viverla accanto a un milicioto per capirne le dinamiche reali e le leggende dietro a qualsiasi piccolo gesto. Tutto comincia con la discesa del Quadro, portato dai componenti della Confraternita, emozionati e tremanti e pronti a portare sulle spalle la vara in giro per il paese per quattro lunghe ore. Gli sguardi emozionati dei fedeli che attendono il momento accolgono con gioia e devozione l’immagine di Maria. Appena uscita dal Santuario, la vara è rivolta verso Palermo, a ricordare che fu proprio grazie alla Madonna della Milicia che, secondo la leggenda, i palermitani furono salvati dall’incursione dei pirati, che non riuscendo a proseguire verso il capoluogo siciliano, si fermarono proprio presso le coste di Altavilla. È un gesto di protezione molto apprezzato anche dai numerosi fedeli palermitani che fanno parte della Confraternita. La processione è caratterizzata dalle tre volate degli angeli e dal discorso dell’Arcivescovo di Palermo dal balcone del Municipio. Sono quattro ore in cui il sentimento popolare, la devozione a Maria, la fede e le tradizioni raggiungono il loro apice, un’esplosione vera e propria di quel senso di appartenenza a una comunità, forse durante tutto l’anno tormentata, disprezzata e rinnegata ma che durante la Festa unisce tutti nel nome dei festeggiamenti, nel nome di Maria. Poche ore dopo il termine della processione e l’arrivo del quadro in Santuario, si assiste alla discesa del Carro Trionfale e al tripudio dei Fuochi di Artificio che concludono i festeggiamenti.

La festa della Milicia è sicuramente uno dei momenti di espressione della fede popolare più importanti di tutta la Sicilia, ma è anche qualcosa in più: un momento in cui ci si dimentica delle polemiche, della politica, dei problemi inerenti al vivere in una comunità; ci si dimentica forse anche delle diatribe personali, degli scontri d’idee e delle dicerie di paese; un momento in cui semplicemente ci si ricorda a chi appartiene il nostro animo, da cosa è caratterizzato, momento di espressione massima della sicilianità che è i noi, con i suoi odori, i suoi sapori, i suoi colori, con i suoi difetti e i suoi pregi. Simbolo di questo sentimento comune e che ogni anno ha bisogno di essere spolverato, la Festa della Milicia è fortunatamente qualcosa che ancora la società digitale, la volontà di guardare più al futuro che al passato, il desiderio di scappare dalla terra di origine, la Sicilia, per cercare opportunità maggiori altrove, non hanno ancora cancellato.

di Barbara Bondì

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