Alla Magione dibattito in occasione del 26° anniversario dalle stragi

0
2005

Cosa Nostra è diventata colpa nostra. Prima si era inconsapevoli, un po’ distratti. Oggi non esistono più giustificazioni”

Così ieri sera Angela Fundarò Mattarella, presidente del club Palermo normanna – Inner Wheel, ha dato avvio all’incontro “L’eredità di Falcone e Borsellino nel 26° anniversario delle stragi”, tenutosi presso la Basilica SS. Trinità del Cancelliere alla Magione, edificio del XII secolo, voluto dalla famiglia Altavilla, nonché parrocchia di appartenenza dei due magistrati ricordati, i quali nacquero proprio a pochi metri, nel quartiere della Kalsa.

Cosa fare dunque? […]Facciamo conoscere le storie di uomini che non erano eroi, erano persone per bene, di sani principi, che credevano in ciò che facevano, persone di stato e non di facciata, quella facciata di uomini che negli ultimi anni ci hanno governato, rubando il futuro dei nostri figli. […] la mafia teme più la scuola che la giustizia perché è li che sta la speranza.”

Subito dopo si sono divulgate all’interno della basilica le note del Concerto D’Amore, eseguito dall’orchestra “la nuova Generazione”, diretta dal Maestro Giovanni La Mattina, toccando le anime dei presenti, il tutto impreziosito da due citazioni di Giovanni Falcone lette da Edoardo Buscetta ed Enrico Gippetto, attori della fiction “La mafia uccide solo d’estate”, i quali hanno ricevuto il premio “tessera preziosa del mosaico Palermo”.

Inoltre Tina Montinaro con forte emozione ha esposto le parole dell’intervista radiofonica di Antonio, suo marito, aggiungendo poi: “cerco di fare memoria, anziché parlare di antimafia” mentre Maria Falcone, sulla stessa linea d’onda, ha affermato: Anche se alle volte qualcuno pecca, bisogna ricordare invece chi si impegna. […]Quest’anno abbiamo voluto mettere l’attenzione sugli uomini degli agenti delle scorta.”

Seguito il docufilm dell’Ansa “L’eredità di Falcone e Borsellino”, si è dato avvio al dibattito a cui hanno preso parte Felice Cavallaro, Giuseppe Ayala, Pietro Grasso e Roberto Scarpinato.

Il primo, citando Leonardo Sciascia, il quale ha parlato della mafia dell’antimafia, ha fatto riferimento alle ultime vicende che stanno investendo il caso Montante.

Ayala ha poi posto l’accento sul ricordo del Falcone informale, dell’importanza di parlare ai giovani della vicenda, come fecero il generale Dalla Chiesa o Rocco Chinnici.

Pietro Grasso invece, dopo aver ricordato Falcone e Borsellino con degli aneddoti personali, ha posto l’attenzione sul fenomeno mafioso: “Abbiamo destrutturato l’organizzazione mafiosa stragista, i boss Riina e Provenzano sono morti, altri capimafia sono stati condannati all’ergastolo. Manca solo all’appello l’unico boss latitante di quella stagione, Matteo Messina Denaro, ma è stato ridimensionato e pare che ora si interessi dei suoi affari o di quelli del suo territorio. Sotto questo profilo la lotta alla mafia è un successo ma bisogna stare attenti – avverte Grasso – la mafia non è stata vinta. Quando non c’è la violenza della mafia è ancora più pericolosa, come diceva anche Falcone”. E aggiunge: “La mafia che si infiltra nelle istituzioni, che vuole gestire insieme al potere gli affari e gli interessi. Una mafia capace di creare una rete relazionale che coinvolge imprenditoria, politici, professionisti, commercialisti, amministratori. Questa è la mafia più pericolosa di cui ci occupiamo oggi, non dobbiamo dimenticarlo”.

Roberto Scarpinato, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Palermo, facendo notare che non tutte le verità del passato sono venute a galla e che persone che sanno, come i Graviano, continuano a tacere, ha attaccato i servizi segreti, la collaborazione che vi è stata tra mafia e Stato. “Dopo le stragi abbiamo detto che avremmo collegato la cultura della legalità con lo sviluppo. Non l’abbiamo mantenuta. Ad esempio allo zen o borgo vecchio cos’è la cultura della legalità? Credo che c’è stata molta antimafia retorica. L’antimafia dei diritti è fatta invece da una politica nuova e si fa lottando seriamente contro la corruzione. E purtroppo noi non abbiamo questi strumenti.”

Di Giacomo Natale Franzella

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here